Quel che finisce

E’ molto dolce che la morte metta a posto un po’ tutto. Con quel suo profilo democratico, pacificatore, un po’ bicamerale. Bella la morte, che ci fa vedere le cose buone di tutti o quasi. Appena muoio voglio che mi si ricordi come quello che non si incazzava quando gli rubavano il telefono, come quello che ha sempre trattato bene i propri nonni. Se nella mia vita ucciderò qualcuno, voglio che lo si ricordi come un gesto d’amore. Perché l’amore e l’amorte si sa, dai. Un po’ come il potere e i segreti. Oppure la spiritualità e la comunicazione. Appena muoio voglio che mi si ricordi come un grande comunicatore, a prescindere da quello che ho già fatto e che farò, anche a prescindere da quello che dico. Perché saper comunicare è la più importante tra le virtù. Siamo un popolo di grandi comunicatori noi, abbiamo una naturale propensione al senso scenico. Che poi questo nasca male e porti a peggio, bon, che c’entra? Noi intanto comunichiamo. Attentamente, clamorosamente, un po’ a caso. Non è mica poco: a prescindere dalle cose prima, saper comunicare val bene dell’affetto sconsiderato dopo. Anche ai nazisti, per dire, piacevano i fiori.

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Meglio tardi

E’ tutto un verso di coccodrillo per le strade di regime, ma sono sicuro che gli uomini buoni e lucidi non possono non essere d’accordo con la redazione, qui, su una cosa: non c’è nessuna ragione per piangere la morte di Francesco Cossiga. Non ce n’è perché Cossiga è un criminale, e quando morrà Totò Riina o il tipo che ha ammazzato le due prostitute con la balestra io non ne piangerò affatto.

Io e la mia generazione, anestetizzati da 15 anni di politica televisiva, abbiamo quasi dimenticato che fino a poco tempo fa, da queste parti, le cose andavano peggio. C’erano treni che saltavano in aria, banche devastate da ordigni con chiodi, poliziotti che sparavano ad altezza d’uomo, uomini che sparavano ad altezza poliziotto, servizi segreti deviati, aerei di linea che cadevano giù. C’erano centinaia di morti. Sfondo di tutti questi disastri era uno Stato gestito, tra gli altri, da Francesco Cossiga.  Queste vicende rendono oggi e renderanno per gli anni a venire l’Italia un sistema diffidente, impaurito, per nulla aperto al dialogo e ostile verso le minoranze e i dissensi. Il grado di coinvolgimento di Francesco Cossiga nelle morti delle persone fisiche e della speranza di avere un Paese normale non mi era chiaro. Fino a più o meno un paio di anni fa.

Fino al giorno, cioé, in cui Francesco Cossiga, riguardo al movimento studentesco “l’Onda”, disse:

Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. Lasciarli fare. Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio.

Io quel giorno ho capito una cosa. Che, doppio stato o no, in quegli anni passava l’idea che gli omicidi di stato fossero una “ricetta democratica”. E che quella idea viene proposta ancora oggi, in una situazione assolutamente tranquilla, sotto forma di consiglio da anziano padre della repubblica o, peggio, come battuta. Che a prescindere dal personaggio che hanno costruito attorno a Francesco Cossiga, il giorno in cui quell’avanzo di galera smetterà di vomitare veleno sul mondo sarà un buon giorno per questo Paese, per me, per la mia generazione e per quelle che arrivano.

Solo un appunto: la Costituzione che ci fanno studiare all’università, prima di permettere Berlusconi, ha fondato e protetto il potere di un parlamentare, ministro, presidente della repubblica e senatore a vita che in confronto Charles Manson era un hare krishna. Lo ha fondato e protetto senza limiti, senza fare una piega. La Costituzione che tutti reputano intoccabile, morto Cossiga, andrebbe riscritta da capo a fondo, per disperazione, per vergogna. Preambolo: “Noi, speriamo”. Articolo 1: “Se l’Italia è una Repubblica Democratica, è fondata su Giorgiana Masi”.

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Make love not lav

A quali vette d’inettitudine giungiamo noi umani, Monna Morte, quando ci mettiamo. Quanto in giù riusciamo a scavare, dopo aver raggiunto il fondo.

Esiste, Monna Morte, un’associazione a delinquere che va in giro dicendo che per sperimentare medicine per curare gli umani non si dovrebbero sacrificare animali. Questi eco terroristi odiano la tua bellezza, e quindi l’uomo. Amano alla follia apparire, però. Succede quindi che si sgolino, attaccati alla parte lercia del red carpet, perché un regista ha portato in scena un capro, un bue, quasi un toro, facendolo uccidere come si uccidevano i capri in tutto il mondo: con un punteruolo conficcato in fronte. Anche nel Tempio accade, a volte.

In nome del pensiero unico che ti vorrebbe dimenticata, i nazisti dell’esistere al silicone chiedono al regista perché, “volendo rappresentare un atto efferato dell’epoca rappresentata nel film, non ha scelto di utilizzare degli effetti speciali“. Perché non ha rinunciato alla tua magia, alla tua luce. Perché non ha speso 150 mila euro per un robot e 15 euro per del sangue finto al solo fine di obliarti, Signora della Vita.

Ci vado io a Venezia a spiegarti, Mia Signora. Mi sembra necessario. Perché questi, oltre al tuo mistero, vorrebbero negare anche Brunetta.

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Le tue braccia, i tuoi occhi

Come sei cambiata, Monna Morte. Che cosa dei diventata. Quando hai colto Michael Jackson, ad esempio. Non riuscivo davvero a contare le centinaia di notifiche facebook: stima, amore fraterno, idolatria, mistificazione allucinogena. MJ ti amiamo. MJ ci mancherai. MJ so che ci guardi da lassù. Per quelli che … MJ non morirà mai. Per quelli che…MJ è parte di noi. Per quelli che … MJ ora potrà fare il moonwalk sulla luna.

Monna Morte, cos’hai dovuto sopportare. E cosa dovrai sopportare ora, che ti è venuta l’ideaccia di pigliarti quell’altro Mike. L’hanno già dipinto come un eroe. Il padre della tv italiana, come se fosse un vanto. Una staffetta partigiana, addirittura. Un martire della democrazia, per quell’intervista in cui si diceva amareggiato da Mediaset. L’aveva concessa il giorno dopo aver ricordato alle vecchiette che seguivano i suoi quiz di votare berlusconi, domenica.

Quanto sei bella, invece, tu, Monna morte, nella tua Casa. Quanto ti sento necessaria, inebriante, nel Tempio. Quando l’uomo e il toro si guardano con amore nell’unico rito in cui vivi ancora libera da ipocrisie, nonostante questo tempo che ti vuole dimenticare. Quanto sei erotica con il tuo sudore che cola sulla lama, quando il vento mi porta il tuo canto. Quanto sei dolce quando danzi come una musa, tra i veli sporchi e puliti di sabbia e di sangue. Quanto mi manchi, quando viene compiuto il sacrificio ed esci tra gli applausi e i fazzoletti, riprendendoti per qualche istante il ruolo da protagonista che ti spetta nella storia e che preti e ambientalisti ti vogliono sottrarre.

Io non lo so perché, Signora della Vita, Fine Ultimo: non lo so chi ha livellato la Livella. Non lo so se è stato quello che dicono essere risuscitato, che impertinente sostengono ti abbia messo da parte. Non so se è Facebook, o semplicemente la crisi. Non lo so se siamo noi che non sogniamo più. So però che dovresti fare un discorso con chi ti cura l’immagine. Io ti prego. Perché a vederti passare da un saio nero e sobrio e maestoso alla parrucca argentata di una personal restylist anni ’80, davvero: mi viene da morire.

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