E’ successo a capodanno che il nostro Presidente della Repubblica ha fatto un discorso che, più che da ex comunista, si sarebbe addetto ad un doroteo vecchissima scuola. Memore forse della sua elezione non condivisa ha cercato, come osservato da Gilioli, di accontentare un po’ tutti non dicendo nulla. Perchè se l’unica cosa sulla quale la telecamera stringeva il campo era che l’idea per cui la crisi, in fondo, è una figata pazzesca, beh: non si è detto nulla.
Io il lunedì non compro il Corriere. Non lo compro perchè in prima pagina, sul fondo, c’è la rubrica “Pubblico&Privato” di Francesco Alberoni, uno che nella vita ha scritto libri come “Innamoramento e amore“, “L’amicizia“, “Erotismo“. Da un annetto, Il Corriere arriva a casa dei miei per abbonamento, quindi il lunedì Alberoni me lo becco comunque.
Il titolo della rubrica di oggi è “Contro la recessione sfruttiamo le nostre abitudini“.
“Tramutiamo in affare ciò che ci piace”, dice Alberoni. Gli italiani sanno mangiare: contro la crisi, cuciniamo! Gli italiani adorano stare a casa: contro la crisi, esportiamo pavimenti in cotto! Gli italiani sono vanitosi: contro la crisi, più mutande D&G!
Ora: io del Presidente della Repubblica rispetto il ruolo istituzionale, l’età ed il difficile background politico da cui viene fuori. Contro Alberoni, invece, vorrei mandarlo a sfruttare le mie abitudini.