Perché Noemi deve vincere il Festival

Rimando a Luzzato Fegiz e agli altri per le questioni artistiche: io odio l’arte. Riassumerei, comunque: ha la canzone più bella, è un talento straordinario. Detto ciò, c’è dell’altro. Noemi deve vincere il festival per una questione di equilibrio, come risarcimento danni per la storia dell’altra Noemi. Per il fatto che quando ne parlo alle cene, chi considera Repubblica un giornale non pornografico mi chiede: “ma chi, quella di berlusconi?”. Noemi deve vincere il festival per quel dread che spunta dall’acconciatura sanremese. Quel dread che brilla capriccioso, quando le sfiora la spalla destra. Noemi deve vincere perché fa venire i brividi, quando gratta come Loredana Berté, senza quella fastidiosa prosopopea da disperazione esistenziale. Noemi deve vincere il festival perché è il contrario di quello che ci si aspetta dalla concorrente di un reality: parte dal punto più semplice, lo si vede da come si muove. Da come non guarda mai fisso in camera, cosa affatto naturale che insegnano alle scuole per tronisti e politici (sono le stesse). Naturale è guardare gli occhi chi ti parla, o quello a cui stai parlando. Come fa lei, appunto. Noemi è la Pirlo della canzone italiana. Emozionante, lineare, talentuosa, trasparente, meravigliosamente borghese. Benestante, senza vergogna. Pura e imperfetta nel suo amore per le cose. Noemi deve vincere il festival perché ti fa sentire meno solo, con quel passo impacciato tra i brillantini caduti sul palco. Con quegli occhi che si muovono un po’ a caso a schivare le luci troppo forti dei riflettori. Noemi deve vincere perché è vera. E perché, come spesso capita alle persone vere, dice cose buone e giuste.

Pixel in tanga

Come prevedibile, sono uscite ad opera di un giornale non italiano (uhuh, spagnolo, uhuh) un po’ di foto di una delle feste in sardegna di cui si è tanto parlato in ’sti giorni.

A riguardo la posizione della direzione, qui, questa è.

Qui si ritiene assolutamente repellente che B, dopo essersi portato a casa 30 donne ed essersene forse ingroppata qualcuna, se ne vada a fare il moralista al family day.

Qui si ritiene assolutamente repellente che B, dopo essersi portato a casa etc., se ne vada in giro a moralizzare su coppie di fatto, matrimoni, matrimoni gay e caso Englaro. Qui si ritiene assolutamente repellente che i preti ed i cattolici, pur sapendo tutte queste cose, continuino a promuoverlo e a votarlo.

Ma.

Qui si ritiene assolutamente legittimo che B si porti a casa 30 donne; specialmente se poi girano per il giardino in tanga. Qui lo si invidia molto, per questo.

Qui si ritiene assolutamente legittimo che 30 donne, anche se 17enni, decidano di girare in tanga nel giardino della villa di B. Anche se lo fanno solo per ottenere una parte in “Mattino 5″, “Veline” o “Il Parlamento Europeo”. Qui lo si invidia molto, per questo, B.

Qui si ritiene assolutamente legittimo che B faccia sesso con chi vuole, promettendo “Mattino 5″, etc. Qui si ritiene assolutamente legittimo che chi vuole faccia sesso con B per ottenere una parte in “Mattino 5″, etc. Se sono consenzienti e quasi adulte, le loro scelte sono insindacabili. Quanto a B, sì: lo si continua ad invidiare molto, per questo.

Qui si ritiene assolutamente scandaloso che uno si apposti fuori dalla casa di un altro e faccia servizi fotografici interi che poi vende a giornali e giornalacci, specie se spagnoli. Lo si ritiene scandaloso in quanto violazione del diritto alla vita privata, alla ricerca personale e discreta della felicità. Che è uguale per tutti, per me, per te, per lei, per il Presidente del Consiglio. Perché diritto di libertà, come ha giustamente detto lui.

Detto ciò: qui ci si rimangerebbe tutte le cose brutte dette sulle foto e sugli spagnoli se solo questi tipi di scoop avessero una minima chance di liberarci da B. Il fatto è che siccome questo non è, qui si continua a predicare la libertà. E ci mancherebbe altro.

Buon 2 giugno

Quest’anno festa de, pausa, la Repubblica.

Improvvisamente valdesi

cocaRiguardo alla presa di posizione dei preti sul caso Noemi, riceviamo (e, volentieri, pubblichiamo) da un caro amico una riflessione frizzante:

I vescovi rifiutano di esprimere giudizi sul caso Noemi perché – dicono – è un fatto di privata coscienza. Improvvisamente valdesi, più o meno come nel caso Englaro. Difficile dire quanto siano ributtanti. Che Iddio li sprofondi per l’eternità in un mare di Coca Cola.

La dodicesima domanda

12) Sicuro sicuro sicuro?

Nemesi

Si sta diffondendo, tra chi di politica ne capisce, la convinzione che questa storia di Noemi potrebbe segnare la fine politica di Berlusconi. Che, cioè, dove non hanno potuto Prodi, D’Alema, Fassino, Rutelli, Franceschini, Walter, la Costituzione Italiana, il buongusto, Gianfranco Fini, il diritto penale e civile, la Corte di Giustizia Europea, etc., possa il nostro candidato premier Gino Flaminio.

Io un po’ non ci credo, un po’ non ci posso credere.

C’è ancora speranza

Non ha fatto in tempo a comprarselo, Berlusconi. Gino Flaminio, scugnizzo della mia Napoli, operaio, umiliato dall’arroganza del potere e delle sue puttane, dimenticato, rinnegato, querelato dai manganelli di carta, soffocato dal vociare scomposto di cravatte a pois bianchi e martini secchi, risorge glorioso dalle ceneri e, con una dolcezza che sa di rivolta, invoca il diritto alla gioia di un proletariato offeso, che di Leo Siegel non vuole saperne, checché ne dicano. Parla di valori, azzecca congiuntivi, rifiuta l’insulto e l’infamia, racconta delle feste con 30 donne in Sardegna dell’uomo più potente d’Italia come se raccontasse di una partita a carte, aborrisce la televisione, i suoi sorrisi bianchi e le sue paillettes, parla di verità, dichiara amore eterno al popolo, il suo popolo, la gente semplice, la gente che lavora, che non sa cosa significhi “consulente d’immagine”, di cui un tempo avrebbe scritto Pier Paolo Pasolini. E non si commuove, mai, Gino. Nemmeno quando la giornalista in cerca di una lacrimuccia gli chiede se Noemi gli manca, se il suo cuore è ancora affranto. “Sono felice, sto con una ragazza del popolo”, risponde Gino, Gino Schiena Dritta. Abbiamo il nuovo canditato premier.

La mia alicella

Mentre il Corriere ritiene troppo poco cool la storia del nostro presidente del consiglio che frequenta minorenni e Sgarbi giustifica la cosa come i nostri lettori ben sanno, succede che l’ex di Noemi, suo quasi coetaneo incapace, sfigato e drogato, racconti in un’intervista abbastanza allucinante come sono andate le cose. Immagino che lo scoop aprirà il tg1, oggi.

Ah, bene

Per la serie “iniziare a farsi delle domande”: Elio Letizia, il padre di Noemi, in un intervista a Gente ha dichiarato che

“Noemi chiama tutti ‘papi’, non solo il premier.”

Déjàvu

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Meno male che Noemi c’è

Ora, al di là del merito e dei meriti, c’è una verità incontestabile. La storia del divorzio di B, considerata anche quest’ultima ciliegina delle foto finte, è la vicenda italiana più divertente degli ultimi dieci anni.

Ti tirano le pietre

Ricordate quando B disse che, sui diritti, vi sono civiltà più avanti e civiltà più indietro? Ricordate quando, a dirla tutta, disse che su questa cosa la civiltà occidentale è superiore a quella islamica (e parolecomplicate si schierò, decisa, con il Presidente)? Ricordate quando disse che una civiltà illuminista come la nostra e una teocratica come la loro non andavano messe sullo stesso piano? Be’: era conflitto di interessi.