Twittami questo

Dice: ma che succede a parolecomplicate? Dico: non so, non ho più niente da raccontare. Dice: vabbe’, non è che prima fosse ‘sta gran miniera di notizie. Dico: eh, so. Dice: mi manchi. Dico: c’è twitter!

No, ma davvero: l’avete visto twitter? Immediatezza, follower, discussioni, ashtag, followFridays. Pensieri lucidi, cristallini, situazioni. Retweet, Gerry Scotty, Saturnino, Fiorello (nel senso di Rosario), Jovanotti. Altrocché blog. I blog non esistono più. Sono morti, morti. Come le musicassette e le vhs. Come Withney Huston. Pensavo: “Parolecomplicate” occupa da sola 16 caratteri (ne rimangono 124). Troppo. Troppo lunga. Ci hanno preso per cortezza, ho pensato. Ci si estingue per amore di dettaglio. Si sparisce per amore.

L’amore. Pensavo di chiuderlo, parolecomplicate. Poi, come nelle migliori storie italiane, mi ha salvato proprio lui, il santo dell’amore, della bellezza e delle storie che durano per sempre. San Remo, patrono dell’assenza di gioventù e della lentezza, mi ha illuminato della sua noia salvifica, mi ha fatto rinsavire.

Cancellare parolecomplicate? Piuttosto le olimpiadi a Roma. Nei prossimi giorni, le pagelle.

Share

Steve Jobs ha parolecomplicate nell’inbox

Poi dicono che a violare la privacy sia Google. Uno non può spedire una mail  ad un amico, che.

(grazie a Sergio)

Share

Grasso ha parolecomplicate nel reader

Questo è davvero plagio.

Mai avremmo immaginato che un giorno il Festival di Sanremo sarebbe diventato la misura etica del nostro Paese. Se ti comporti bene, puoi andare al Festival, se ti droghi no. Se ti ravvedi, vediamo di lasciarti una porta aperta, se dici «chissenefrega», allora resti a casa. Che strano Paese: bisogna stare più attenti alle imposizioni del direttore di Raiuno Mauro Mazza, del direttore del festival Gianmarco Mazzi o alle offerte di redenzione di don Mazzi?

 Aldo Grasso

Share

parolecomplicate Co. Ltd.

Se dico che ultimamente il blog fa un sacco di ingressi poi sembra che me la tiro. Epperò. Succede, ieri, che mi arriva una mail all’indirizzo alberto, chiocciola, parolecomplicate punto it. Nella mail la sales manager per l’Italia di una società di cui non dirò il nome per non compromettere i  rapporti commerciali mi chiede se sono interessato a pubblicare su parolecomplicate dei banner pubblicitari dei loro prodotti.

Sono prodotti straordinari. Sono pillole, credo di aver capito, che fanno ingrossare il seno ed allungare il pene. Non contemporaneamente: certe ingrossano il seno, certe altre allungano il pene. Che storia, penso. Dicono che ci sarebbero ritorni molto vantaggiosi, che sono leader in Europa, e che sono già pubblicizzati da blablablablabla.com.it.eu.net. Dicono che non posso rifiutarmi proprio adesso.

Da un lato, sono molto felice per il riconoscimento. Sembra ieri che lo allattavo in splinder.

Dall’altro non ho dormito, stanotte, attanagliato da un dilemma etico. Perché far diventare uno spazio personale libero qualcosa di commerciale cambia un po’ tutto. Perché vendere i propri lettori non è esattamente una cosa in linea con la linea editoriale, qui. Perché, poi, non sono prodotti tipo chessò, libri. Sono pillole per far diventare superuomini e megamaggiorate. Superuccelli e megatettone. Alla faccia della libertà, dell’uguaglianza, della  postposizione dell’estetica all’intelletto e al buongusto.

Ah sì, il dilemma etico: faccio fattura?

Share

Ha talento, il ragazzo

Parolecomplicate vs Moretton, su bora.la.

Share