Che il mar si muove appena

Libertà: ti ho vista dormire negli ultimi vent’anni. Non fai neanche in tempo a risvegliarti (con Giuliano e tutto il resto) che vieni subito soffocata dall’olezzo di incenso, l’orrenda puzza della sagrestia e dei sensi di colpa. Non parlo, Libertà, della nomina dell’arcielle Scola (non hanno nessun potere su di te, quelli lì): il fuoco che fa più male è quello che arriva dalla parte amica.

La prima cosa che è successa, Libertà, è un mezzo casino per un manifesto politico. Un manifesto in cui una folata d’aria alza una gonna anni ’60, rosa, bellissima, ad una ragazza bellissima pure lei. Slogan: “Il vento è cambiato”. Le femministe, aizzate dal Corriere, dicono che è un manifesto da Berlusconi. Che il corpo delle donne. Che, insomma, vergogna! Che l’utero è loro. Che ci mancherebbe.

La seconda cosa, Libertà, è un incontro tra te e una ragazza pisana. Che, da toscana (ah, benedetta toscana), ha pensato di girare un porno. Questa ragazza, prima di incontrare te, si era iscritta ad un partito, lo stesso del manifesto del vento. Succede così che alcuni del partito, aizzati dalle femministe, a loro volta aizzate dal Corriere, dicono che è una cosa degna di Berlusconi. Che il corpo della donna. Che, insomma, vergogna! Che l’utero (anche quello della pisana) è loro. Che ci mancherebbe.

Libertà, non lo so che succede in questo posto strano, dove chi dovrebbe farti danzare veste i panni scuri di Torquemada e chi dovrebbe star ricurvo sui messali organizza riti orgiastici.

Libertà, diglielo tu a quelli del partito: che se non c’è spazio per le gonne alzate e per l’amore libero, tanto valeva riposare ancora un po’.

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It’s all so quit

Questa notte non sono riuscito a dormire per colpa del pensiero che il mio Paese si fa usare come una bambola di plastica da uno schifoso islamofascista che arriva qui e viene a dire che dovremmo convertirci all’Islam. Tra parate di ministri, carabinieri, preti, 200 ragazze in tailleur adoranti e cene da 800 persone. Premessa: non mi interessa che dietro a tutto ciò ci siano gli affari. Della figura da pagliacci fatta dall’Italia se ne sono lamentati quelli del governo (appena dopo averla organizzata) e l’udc. Gli altri niente. Sto iniziando a pensare che l’assenza totale del principale partito d’opposizione negli ultimi anni sia così assurda da nascondere qualcosa. Un piano B, un asso nella manica. Un golpe, una rivoluzione, un’altra gladio. Un colpo di scena finale clamoroso, che ci ripaghi della sottorappresentazione e della frustrazione degli ultimi anni. Bersani che si trasforma in un enorme drago sputafuoco e uccide i cattivi non vale.

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Go for it

Fulvio Abbate in kimono blu lancia la sua candidatura alle primarie del piddì. Primo e unico punto del programma: moratoria sulla canzone “Il cielo è sempre più blu”. Mi sembra condivisibile.

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Libera massoneria in libero stato

Tra tutte le cose assurde che mi tocca sentire, due superano la soglia della nausea. La prima è che quest’estate andrà molto il verde. La seconda è che il piddì vorrebbe identificare e poi cacciare dal partito tutti i massoni.
Riguardo alla seconda, spero sia uno scherzo. Spero che quelli del piddì, Franceschini a parte, siano uomini di mondo e sappiano che se c’è una parte da salvare della società italiana, quella è la massoneria.
Premessa: quando uno dice “massoneria” tutti pensano alla P2 o a Tom Cruise. Ai cappucci, alle stragi e al pendolo di Focault. Non è così. I massoni sono dolci, sono brava gente, gente a cui dobbiamo molto. Sono solo elitari, e per fortuna: da un po’ di tempo in qua abbiamo visto cosa succede a lasciar decidere al popolo. Sono anticlericali, e ci mancherebbe: la Chiesa dice “o massoni o cattolici” – qui si risponde “oh: massoni!”. Si riuniscono sempre di venerdì, che il mercoledì c’è la champions. Alcuni poi sono potenti, e sarebbe anche ora che la parte meno peggio del paese prendesse un po’ di confidenza con questo concetto, il potere. Non è una brutta parola, ce la si può fare.
Bisogna liberarsi dalle catene noiose e cattoliche dell’universalismo. Dal giogo di un mondo in cui Enrico Papi ha le stesse (anzi, più) possibilità di Massimo Coppola.
Da uomini liberi, siamo chiamati a giudicare liberamente. I veri massoni sono i Garibaldi, i Leonardo da Vinci, i Carducci, i Voltaire. L’orrendo fautore dell’iniziativa nazi-maccartista di epurazione, invece, è Beppe Fioroni. No, per dire.

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Ultima spiaggia

andiamooltre

Ci sono essenzialmente due modi per affrontare la situazione politica italiana. Il primo è lamentarsene, cercando di convivere con il senso di schifo immondo che ti suscitano i discorsi nazisti delle vecchiette alla fermata del bus, la tivvù, i giornali, il tempo metereologico e Paolo Del Debbio. Il secondo è non fare tardi ‘sta sera  e venire domattina alle 10.30 al Circolo Arci Bellezza di Milano. Non ho ben presente, ma potrebbe succedere qualcosa di bello, di nuovo, con persone mai viste prima in ambienti così, diciamo. E’ più o meno questione di vita o morte e alla peggio ci sarà comunque un rinfresco.

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Discepoli di Emma

Non si è più abituati a sognare, in questo posto. Io, ad esempio, non ci credo che la mia Emma ce la potrebbe fare. Non perché non potrebbe, eh. Anzi. E’ che non glielo faranno fare. Vorrebbe dire mettere in discussione tutto: i baffi di D’Alema, la pelata dell’altra sua ombra, il sud, l’amministrazione del partito, gli equilibri, l’Africa, il lezzo di sacrestia, il senso di colpa. Abituati a gestire in silenzio il sottobosto del potere secondario, mi sorprenderei se i grigi compagni del piccì avessero il coraggio di candidare una donna che da offrire non ha che sé stessa e la sua libertà. Eppure lei vincerebbe per questo. Per la libertà. I clericofascisti sono terrorizzati da questa parola, per questo ne abusano. La rivoluzione culturale di una candidatura liberale e libertaria non sta nel candidare una laica nella regione dei mangiaostie vaticani, né nel candidare una donna, né nel candidare una radicale. Sta nel privare i nemici della ragione di un valore che ci hanno scippato come serpenti, associandolo a lifting e puttane, al sacrificio dell’individuo, alla negazione di diritti civili e allo sdoganamento della volgarità populista, della noia. La rivoluzione culturale, questa volta, è il ritorno gioioso della primavera.

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D’Alema, ti prego: vattene

Ha molti aspetti positivi essere costretti a casa per prepararsi a pagare con il sangue il dazio corporativo che qui chiamano esame (“esame”!) di Stato (Stato, quello sì). Tra questi, escludendo le influenze intestinali e l’astio generazionale, quello che amo di più è sicuramente l’ora e mezza di televisione che passo la sera. Tra quelle ore e mezza, l’ora e mezza di ieri mi ha fatto sentire felice. C’era un programma su La7, la migliore delle emittenti nazionali escludendo Murdoch. Si chiama Exit e ieri parlava di politica dell’immigrazione. Da una parte c’era una signora ingioiellata, sembra sottosegretario a qualcosa, e Castelli. Si agitavano sbandierando paure e consensi. Dall’altra parte c’era un’altra signora, magra magra, in un elegante vestito verde pistacchio (e basterebbe), assieme ad uno che mio padre non aveva mai visto. Hanno detto parole chiare, frutto di idee semplici, lineari, giuste. “In Italia un crimine è un crimine a prescindere dal passaporto di chi lo commette”. “La Lega deve assumersi la responsabilità di vent’anni di istigazione al razzismo”. “La destra parla di differenze culturali senza sapere una lingua diversa dall’italiano, peraltro con forte inflessione lombarda”. Il conoscere contro la clava. Lo stato di diritto contro la banalità del male. La magia del domani contro l’ombelico incrostato del popolino. Per la prima volta in dieci anni mi sono sentito rappresentato.

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Che noia di post, che noia Dalema

Stavo proprio pensando questa mattina che lo straordinario risultato di Ignazio Marino alle primarie è figlio della voglia di diritti, di merito, di mercato, di libertà individuali. In una parola: di occidente. E’ stupefacente che sole abbia il coraggio di regalarti novembre. I motivi per cui ieri pioveva, poi, sono molto simili a quelli per cui Dalema è un concetto diametralmente opposto a quello di Europa.

Dalema odia i diritti: va alle messe dell’Opus Dei, quelli del cilicio e della Binetti, del cilicio della Binetti, del suo sudore. E’ il principale oppositore del ricambio generazionale di un partito che ha costruito solo per sfasciare. Dalema odia il merito: ha distrutto l’università italiana con due riforme aberranti, due pigliatutto che hanno intossicato definitivamente un sistema già di suo messo mica bene. Dalema odia il mercato: manda in giro i suoi delfini a pagare aperitivi elettorali, a fare i “non so con chi sei abituato ad uscire, finché ci sto io paga il partito”, salvo poi indignarsi pubblicamente perché  tra quelli che hanno studiato in Russia bisogna dire che la pecunia olet, eccome. Dalema odia le libertà individuali: non coglie, Dalema, la differenza tra il bianco e il nero. Oppure la coglie e si mette dalla parte sbagliata. Tra un’organizzazione terroristica islamica che lancia dei missili su abitazioni civili e un paese che risponde, Dalema sta con i primi. Ci va a braccetto. Perché saranno pure teocratici, lancieranno pure razzi sui civili, impiccheranno pure i froci. Ma sono eletti democraticamente, dice Dalema. Proprio come ama dire B, per giustificare le sue nefandezze. E infatti.

Dalema è Berlusconi che non vince. E’ Berlusconi che, oltre a fare l’amico dei preti, lo è davvero. E’ Berlusconi senza tivvù. E’ quello che ha permesso a Berlusconi le tivvù. Dalema è Berlusconi a vela. Dalema è Berlusconi vestito peggio. Dalema è Berlusconi. In quanto uguale a Berlusconi, Dalema è anche un ottimo contraddittore: parla bene, Dalema, e risponde meglio. L’Europa e l’occidente, però, non sono Ballarò. E per fortuna.

Quest’anno c’è che l’inverno arriva tardi: qualcuno lo dica a Dalema, please.

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La faccia come i baffi

Il segretario reale del piddì, che avete appena votato, va in giro a dirsi “grato al governo”. Perché “il governo” forse gli regala una poltrona in Europa. No, insomma: sappiatelo.

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Mi sono fatto la barba con lamette blu notte

Nati, un po’ vissuti, e sicuramente morti nel paese dei pugni di ferro senza guanti di velluto. Avremmo tutti bisogno, che dico, diritto a che il più grande partito non fascista italiano bruci dalla rabbia per quello che è successo a Stefano e a tutti gli altri. Sarebbe buono, che dico, sarebbe giusto che chiunque ne sia a capo convochi una specie di conferenza stampa mondiale a reti unificate e pianga per una buona mezz’ora, urlando il suo dolore, il dolore di Stefano e il nostro. Poi dovrebbe uccidersi. Per dimostrare che esiste un altro Stato, oltre a quello che ti sequestra e ti ammazza a sprangate. Per salvare un’idea, quella democratica, che per qualche ragione a me oscura in questo posto maledetto non funziona. L’idea della democrazia è più importante della vita del segretario del più grande partito antifascista italiano. Per questo dovrebbe uccidersi. Farebbe riacquistare al suo così criteriato gruppo di notabili una dignità vergine, sfavillante.

Uccidendosi, salverebbe noi dal peccato di essere andati almeno una volta nella nostra vita a votare e a pagare le tasse. Legittimando e pagando gli stipendi a degli assassini capaci di sfondare a manganellate il cranio di un ragazzo di vent’anni.

Quanto mi piacerebbe avere vent’anni. Direi che bisogna cercarli, quelli. Andare a trovarli mentre cenano, mentre spiegano ai loro figliuoli che i capelli della mamma non si colorano col viola, perché sono neri. E invece sto seduto a scrivere questa cosa che mi sembra uno scherzo e che non produrrà nessun rumore metallico. Siamo tutti soffocati dallo sfoglio di milioni di pagine di giornale che titolano “morto dopo l’arresto” per nascondere alle mamme coi capelli neri “ammazzato durante”.

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Mezzo pieno

Ha vinto Bersani, ovvero Dalema. Quello che ha distrutto l’università italiana. Quello che si è messo d’accordo con B per l’intoccabilità delle sue tv. Quello che manda in giro i suoi scagnozzi a pagare aperitivi con i soldi del partito. Quindi nostri. Quello che va alle messe dell’opus dei e se la fa con cielle.

Il nostro Candidato Premier male. Malissimo. Strano, sentirsi minoranza.

Io non sono affatto contento che abbia vinto Bersani, anche se qui si sapeva da un po’. Però sta mattina ho pensato che Berlusconi si può eliminare solo alleandosi con i preti, al centro. Che abbia vinto Bersani è una buona cosa per l’alleanza con i preti, al centro. Perché i preti, al centro, non si alleerebbero mai con un partito guidato da un altro prete. Perché vogliono l’esclusiva sui mangiaostie. Forse non sono affatto contento che abbia vinto Bersani perché è una buona cosa per l’alleanza con i preti, al centro.

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Endorsment complicato

marino

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Perché la rinascita passa dalla mia cucina

Ho iniziato ad innamorarmi del relativismo mentre aspettavo che uscisse il caffè. Ero nella mia vecchia casa, vivevo con un fratello ed un fratello democristiano. Meglio – oppure – peggio: con un fratello mastelliano. La mia facoltà era piena di ragazze che vorrei sposare e di mastelliani. Ecco: io in casa ne avevo uno.

L’aroma mediorientale dei chicchi causava delle discussioni molto accese. Una volta gli appesi alla porta una foto piuttosto famosa di Mastella al Bagaglino. Credo, ma non ne sono sicuro, che avesse appena ricevuto una torta in faccia. Un’altra volta lui spaccò il vetro della mia, di porta, con una spallata. A quel tempo il suo partito e la mia scusante erano nello stesso governo, per dire. Ed io stavo male ogni giorno. Tanto che senza caffé non ce la facevo proprio ad alzarmi. Ma poi annusavo i chicchi e il medioriente, litigavamo, e avanti così.

Fu un anno bellissimo alla fine del quale giunsi a due conclusioni. La prima è che l’amore, se esiste, è inconoscibile quanto quella fotta di litigare e di parlare di potica che ti mette il mediorente. La seconda è che stare in un governo con dei morotei è quanto di peggiore possa capitare ad un giovane riccioluto che non segue il Bagaglino.

In questi giorni sto iniziando a credere il contrario. Al di là di questioni da Paesi avanzati quali il diritto di morire, quello di scelta delle donne in gravidanza o le coppie di fatto, ho scoperto che io e lui ci troviamo d’accordo su un sacco di cose. Rosy Bindi, ad esempio. O l’inquinamento acustico. Oppure Rosy Bindi. Forse potrebbe funzionare, questo piddì. Basta venirsi incontro. Basta non  bere caffé. Basta non prendersi male quando ci verrà detto che l’unico collante che ci tiene insieme è l’antiberlusconismo. Anche perché sì, insomma: vi pare poco?

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Il profumo della vita

Mentre Franceschini e Bersani stanno lì a contar tessere – e magari a comprarle – Marino, il terzo uomo, sta immaginando un’Italia inimmaginabile: quella in cui la bravura e l’impegno contano più delle parentele e delle amicizie, quella in cui chi parcheggia in seconda fila viene multato, quella in cui le rendite di posizione di famiglia o di categoria contano finalmente un cazzo e un barattolo, quella in cui tutte le persone di qualsiasi sesso possano vivere e amarsi e perfino avere una famiglia.

Per l’Italia questo sarebbe uno stravolgimento completo, a destra come o a sinistra.

Davvero, non credo che Ignazio Marino abbia alcuna chance per guidare il Pd.

Gilioli

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Your choice

Volendo fare una specie di classifica in negativo, la cosa peggiore che può fare oggi il PD è escludere qualcuno a priori, accampando discrezionali ragioni di opportunità politica. Immediatamente prima, in classifica, c’è includere a priori, accampando ragioni non discrezionali di opportunità statutaria, un personaggio come Beppe Grillo.

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Discepoli di Emma

I Emma PD 2. Nel senso di “due”, oppure “too”.

Insomma: parolecomplicate, per quanto vale, sta con Camillo. E Camillo, per quanto vale, suggerisce: immaginate Berlusconi contro Franceschini; immaginate Berlusconi contro Bersani; immaginate Berlusconi contro Veltroni. Bene. Ora: smettete di pensare a Rutelli, e pensate alla Bonino.

Olè-Olè-Olè-Emma-Bonino-Olè.

Che bello, sarebbe: “Laici, socialisti, liberali, dem… democrrr, uhfff, demcrrrtt….”

(dateci ancora un po’ di tempo, però.)

update: adesioni entusiaste, siamo già in tre; io continuo ad avere qualche difficoltà di pronuncia, ma passerà.

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By the way

Ci terrei a specificare che il post di cui sotto non ha alcuna valenza etica, men che meno morale, e men che meno che meno è mosso da un fine moralistico. Qui a parolecomplicate l’ultima cosa che si vuol fare è insegnare a vivere agli altri o, peggio, dire come gli altri dovrebbero vivere senza nemmeno poterlo insegnare, così, pour parler.

Rientra nella libertà di Silvio andare ai compleanni di chi vuole. Rientra nella libertà di Noemi far venire chi vuole al suo compleanno. Rientra nella libertà di entrambi fare quello che vogliono quando si vedono, che lei ne avesse 17 o 18 poco importa. Rientra nella libertà di Veronica incazzarsi.

Il post di cui sotto l’ho scritto perché ci sono due cose abbastanza curiose.

La prima è che mi diverte veder sparire piano piano dai giornali questa cosa della “frequentazione delle minorenni” ovvero, a detta della divorziante, il vero motivo del divorzio. Mi diverte anche che si faccia un po’ tutti finta di non capire cosa Veronica intendesse. Un amico giornalista dice che per “frequentare minorenni” si possono intendere diverse cose, che la notizia non è verificata, visto che in Italia le cose che i giornalisti scrivono sono sempre verificate. Io non riesco ad immaginare nessuna frequentazione diversa da quella che ho in mente che possa essere assunta a causa giustificatrice di un divorzio.

La seconda è che bisogna pur pensare al bene del Paese. Condizione necessaria (anche se non sufficiente) alla realizzazione del bene del Paese è la scomparsa politica di Berlusconi. Il Pd, come sul caso Eluana, come in tutte le altre occasioni importanti, tace (o quasi). Credo, invece, che dovrebbero rimboccarsi le maniche e sporcarsi un po’ le mani di fango, credo che dovrebbero dire le parole giuste, fare arrabbiare i preti e approfittarne, ecco. Perchè gli autogol, dall’altra parte, li fanno una volta ogni morte di papi.

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1 milion people like it

immagine-2Sembrava, fino a qualche settimana fa, che il pd fosse del tutto incapace di comunicare anche un “boh”. Per mesi un po’ il regime mediatico un po’ i troppi spritz con l’aperol dei capi uffici stampa di Veltroni e compagnia hanno costretto il centrosinistra ad un mutismo che sapeva di rinuncia ai giochi.

Poi, è arrivato Franceschini. Il quale Franceschini, inaspettatamente, ha preso in mano la questione, inibendo ai bar attorno al loft di servire alcolici ai giornalisti con il tesserino del piddì dopo le 18 e sparandone una al giorno.

Il reddito di cittadinanza. La tassa sui ricchi. Più felicità per tutti. Tutte cazzate irrealizzabili, certo, ma che per gli altri giornalisti, quelli autorizzati a bere spritz con l’aperol dopo le 18, hanno un sacco di tiro. Risultato: sui quotidiani e nei tg le suddette fiabe per bambini hanno tenuto banco quasi come i predellini e i cappelli da ferroviere del titolare di parte opposta.

L’ultima, poi, è di qualche momento fa.  Il terremoto in Abruzzo ha fatto spuntare fuori dai profili di Facebook una marea di grillate. “Tagliamo lo stipendio ai parlamentari e diamo i soldi all’Abruzzo!“; “Che il papa venda un suo anello e dia i soldi all’Abruzzo!“; “Chiudiamo i reality e diamo i soldi all’Abruzzo!“; “Prendiamo i 40 milioni del superenalotto e diamoli all’Abruzzo!“.  Come tutte le grillate rispondono allo schema dell’individuazione a caso di un capro su cui sfogarsi della tragedia e, nella migliore delle ipotesi, non vogliono dire nulla. Visto il tiro di cui sopra, però, a Franceschini non sono sfuggite. E infatti.

Oggi 17 senatori del PD hanno chiesto a Schifani di “Prenderei40milionidelsuperenalottoedareisoldiall’Abruzzo!“. Magari non se ne farà nulla, però intanto il PD ha imparato che cosa sono la politica e l’amore, ai tempi di Berlusconi. Non mi sembra poco (ma neanche molto, però).

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Fini si rivolta, quindi è

Da un po’ di tempo, alle cene, va un sacco parlare di Fini. I miei commensali credono che il vino era meglio nel ristorante a fianco e che Fini sia un gran paraculo. Dice le cose che dice perché vuole prendere le distanze da B, perché mira in alto, perché vuole occupare quello spazio politico lasciato vuoto dalla scomparsa (o dall’assenza) di una destra liberale (e, quindi, laica). Io credo che il vino non sia poi così male e che Fini stia dicendo da un po’ di tempo cose talmente normali da risultare coraggiose, suicide.
Iniziamo con quello che disse, a Trieste, il giorno dell’allargamento dell’UE nel 2004. Dire di fronte a uno stuolo di tuoi elettori i cui parenti sono stati infoibati dagli sloveni che bisogna andare avanti, che l’Europa va e ci porta da un’altra parte, è una cosa normale e bellissima. La questione è che è l’opposto di quello che fonda il bacino elettorale di due terzi della destra triestina.
Continuiamo, poi, con il viaggio in Israele, con il fascismo-male -assoluto. E’ una cosa normale e piuttosto condivisa. Peccato che gli elettori di aenne abbiano un busto del duce accanto ad ogni frullatore in cucina, e gli eletti portino croci celtiche al collo.
E la difesa del parlamento, contro la deriva uomofortista rappresentata da B (B essendo l’unico motivo grazie a cui la destra vince da 15 anni in Italia).
E il voto agli immigrati. E la fecondazione assistita. E la solidarietà umana e politica sul caso Eluana. E la laicità dello stato.
Qualche giorno fa, davanti a dei petali di viola glassati di una pasticceria di via Victo Hugo, un amico mi ha detto che non è disposto a perdonare. Che se uno è stato fascista, comunista, piduista, per lui è politicamente morto.
Io adoro i petali di viola glassati e credo che la coerenza non sia un valore, che cambiare idea è un diritto di libertà.
Io credo che se Fini mira in alto, vuole sostituire B, occupare o creare uno spazio politico nuovo e liberale per davvero, be’: si lasci indietro chi ha dietro ora e poi faccia pure, sono d’accordo, lo voto. Ditelo pure alla Serracchiani.

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Tanto noi si vota Mill

vota-millNoi. Per chi  invece  no, ecco i rumors (e i tremors) per le prossime europee. Non riesco a trovare “Debora Serracchiani”.

Nel collegio Nordovest è data ormai per certa l’imbarazzante candidatura di Sergio Cofferati, quello che non poteva rimanere a Bologna per stare vicino alla famiglia. Oltre che di Cofferati si parla anche delle candidature di Gianluca Susta (uscente), Antonio Panzeri (uscente), Patrizia Toia (uscente), Francesco Ferreri (uscente, sessantatreenne). Volti nuovi? Per il momento si fa solo il nome di Lorenzo Forcieri: sessant’anni, ex sottosegretario alla difesa, parlamentare dal 1992.

Collegio Nordest: il capolista sarà nientemeno che Vittorio Prodi (uscente, settantaduenne). Altri candidati Luciano Vecchi, eletto per la prima volta parlamentare europeo nel 1989 nelle liste del Pci, e Flavio Zanonato, che in barba al regolamento del Pd vuole candidarsi sia a sindaco che a europarlamentare.

Francesco costa

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