E’ un Paese per giovani

La pizza oleosa è davvero una goduria dopo una mattinata grigia. Soprattutto se si accompagna alla sorpresa di leggere (e in prima pagina!) sul Corriere un articolo pesantissimo  e a tratti condivisibile sulla destra italiana. L’editorialista dev’essere uno nuovo, anche se il cognome potrebbe ricordare. Credo sia anche di sinistra, almeno di famiglia: di nome fa pure Ernesto.

Ceci n’est pas

Quando non sapevo se sarei rimasto a Milano e tornavo saltuariamente nella provincia dell’impero in molti mi chiedevano, curiosi: -ma hai visto qualcuno di famoso là, a Milano?-. Io rispondevo sempre -Mah, sì: una volta dopo un aperitivo ho incrociato Pierluigi Battista-. Quello che ottenevo, era un perplesso -Chi?-: un po’ poco per uno che è così fico da incrociare Pierluigi Battista dopo un aperitivo.
Ora che so che a Milano ci rimarrò per un po’, invece, le cose vanno molto meglio. Sono una persona molto rispettata nei giri che non contano e di persone più famose e più importanti di me e di chi me lo chiede potrei incontrarne a pacchi. Due giorni fa, ad esempio, una donna molto alta mi fa -hei, lo sai che domani vado a cena con Laura Ravetto, la candidata alle europee?- Io mi sono subito sentito al centro del mondo, a Milano, mi sono sentito molto importante ad avere un’amica che cena con Laura Ravetto. Anche se non è che la conosca tanto bene questa che me l’ha detto; intendo, non è che usciamo assieme ogni sera. Anzi, forse non siamo mai usciti, assieme. Non è proprio un’amica: è un blackberry.

Fini si rivolta, quindi è

Da un po’ di tempo, alle cene, va un sacco parlare di Fini. I miei commensali credono che il vino era meglio nel ristorante a fianco e che Fini sia un gran paraculo. Dice le cose che dice perché vuole prendere le distanze da B, perché mira in alto, perché vuole occupare quello spazio politico lasciato vuoto dalla scomparsa (o dall’assenza) di una destra liberale (e, quindi, laica). Io credo che il vino non sia poi così male e che Fini stia dicendo da un po’ di tempo cose talmente normali da risultare coraggiose, suicide.
Iniziamo con quello che disse, a Trieste, il giorno dell’allargamento dell’UE nel 2004. Dire di fronte a uno stuolo di tuoi elettori i cui parenti sono stati infoibati dagli sloveni che bisogna andare avanti, che l’Europa va e ci porta da un’altra parte, è una cosa normale e bellissima. La questione è che è l’opposto di quello che fonda il bacino elettorale di due terzi della destra triestina.
Continuiamo, poi, con il viaggio in Israele, con il fascismo-male -assoluto. E’ una cosa normale e piuttosto condivisa. Peccato che gli elettori di aenne abbiano un busto del duce accanto ad ogni frullatore in cucina, e gli eletti portino croci celtiche al collo.
E la difesa del parlamento, contro la deriva uomofortista rappresentata da B (B essendo l’unico motivo grazie a cui la destra vince da 15 anni in Italia).
E il voto agli immigrati. E la fecondazione assistita. E la solidarietà umana e politica sul caso Eluana. E la laicità dello stato.
Qualche giorno fa, davanti a dei petali di viola glassati di una pasticceria di via Victo Hugo, un amico mi ha detto che non è disposto a perdonare. Che se uno è stato fascista, comunista, piduista, per lui è politicamente morto.
Io adoro i petali di viola glassati e credo che la coerenza non sia un valore, che cambiare idea è un diritto di libertà.
Io credo che se Fini mira in alto, vuole sostituire B, occupare o creare uno spazio politico nuovo e liberale per davvero, be’: si lasci indietro chi ha dietro ora e poi faccia pure, sono d’accordo, lo voto. Ditelo pure alla Serracchiani.

Mi ricordo che lo si escludeva

Strepitosa intervista di Violante al Corriere che spiega come e perchè di B., l’attuale dirigenza della sinistra, non ha mai capito nulla.

Quando c’era lei

Niente paura: a difendere lo Stato di Diritto, in Italia, ci pensa Mussolini.

Forse Franceschini è boba

Ci sarà pure la crisi economica mondiale, si staranno pure perdendo centinaia di migliaia di posti di lavoro, sarà pure l’inverno più caldo degli ultimi sessant’anni, ma questo scambio tra B e Franceschini ha qualcosa di straordinario.
Cattocomunista! – e l’altro – Clericofascista! –
Straordinario.
Passi per il “cattocomunista“, che poi è quello che B dice a più o meno tutti quelli che hanno avuto la disgrazia di trovarsi a guidare la gente di là; B ha la fortuna di avere l’elettorato più noioso d’Europa, altrimenti qualcuno glielo avrebbe urlato di cambiar disco. Anche perchè così si fanno incazzare sia i comunisti, che si vedono assimilati a dei mangiaostie, sia i catto(lici), che non sono dei frutti tropicali, ma tanto quanto i frutti tropicali non sopportano d’esser tacciati di comunismo.
Clericofascista“, l’ho già detto?, è straordinario.
Chi l’avrebbe mai detto (in tutti i sensi possibili)? W no di sicuro, ad esempio, lui avrebbe detto: ” .” D’Alema l’opusdeista avrebbe dichiarato che non c’è niente di male, diciamo. Prodi ha inventato il PD, e avrebbe messo all’angolo B con un perentorio “Eeeee.”
France invece no. “Clericofascista!”. Ovvero “clerico“, colui che se ne fotte della fede ma non del Vaticano – in tutte le sue declinazioni medusacee, e “fascista“, per definizione colui che non rispetta le libertà altrui, che non le riconosce nemmeno. Al di là del fatto che la parola reca una potenza dialettica strepitosa, da libro antico, pensavo che, insomma: forse è anche vero.

Forte dolore al cuore

«Quello che è accaduto a Christian è gravissimo, la mia condanna è ferma, l’orientamento sessuale non può determinare discriminazione e violenza» ha commentato il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna.
A me fa orrore.
Il fatto che "ministro" e "Mara Carfagna" stiano nella stessa frase, intendo. Orrore.

Arridatece la Carfagna

Ossignur.

Bravo, ma basta

Potrei farmi prendere la mano, e bollare Travaglio come un non uomo per il semplice fatto che appartiene alla corte di quel criminale che è Beppe Grillo. E invece no. Credo che Travaglio sia un giornalista coraggioso, la maggior parte delle volte informato (ma non sempre, come vuol far credere), credo che il tornaconto che indubbiamente ha nello sputtanare mezzo mondo sia un effetto collaterale della sua buonafedista ricerca di verità.
Nondimeno, la sua ultima uscita su Schifani l’ho trovata grezza, volgare, totalmente ingiustificata.  Una  porcheria, insomma.
Anche a me il fatto che Schifani sia un politico di rilievo fa prender male. E anche a me, che sia diventato Presidente del Senato, fa pensare "Oddio, e poi?".
Ma. Ma: io non sono mai stato invitato a Che tempo che fa. E, se lo fossi stato, avrei realizzato di essere a Che tempo che fa, non al parco con i compagni di partito, ubriaco. Avrei realizzato, inoltre, che dare della "muffa" al Presidente del Senato è una di quelle troiate figlie della stessa mancanza di senso dello Stato che Travaglio e i suoi rimproverano, urlando insulti, a tutti gli italiani, a parte loro.
Quindi, qui ci si deve mettere d’accordo. B ha vinto, e di molto. Lo si accetta, cercando di far sentire il meglio possibile il peso della propria voce, o dobbiamo continuare a prenderci male?

Recap

Ministri con portafoglio

Esteri: Franco Frattini: un giorno, di fronte alla Commissione Europea, arrivò un’auto blu a tutta velocità. la portiera si aprì, ma non scese nessuno. Era Franco Frattini.

Interno: Roberto Maroni: sarà perchè sono appena stato a vedere Tibet-Padania, ma a me sta simpatico. E mi sembra il migliore. Non migliore del mio amato Amato, ma il migliore di loro, questo sì.

Giustizia: Angelino Alfano: ma chi, Il fratello di Gigi d’Alessio?

Economia: Giulio Tremonti: povca puttana, povca tvoia.

Difesa: Ignazio La Russa: rrrrroaaaaarrrrrr.

Sviluppo economico: Claudio Scajola: non fosse il responsabile, almeno politico, della macelleria genovese, mi sembrerebbe pure serio. Ma lo è, e non mi sembrano cose da dimenticare, queste.

Pubblica istruzione: Maria Stella Gelmini: Cristoterapia?

Politiche agricole: Luca Zaia: my god.

Ambiente: Stefania Prestigiacomo: io ne sono totalmente innamorato. Che bella, e che libera.
 
Infrastrutture: Altero Matteoli: scelto a causa del fatto che al posto della fronte ha un’autostrada.

Welfare: Maurizio Sacconi: in che senso "welfare"?

Beni culturali: Sandro Bondi: indeciso se definirsi poeta o cantautore, nel dubbio si definisce "uh"?

Sanità: Maria Vittoria Brambilla: è uno scherzo, vero?

Ministri senza portafoglio

Riforme: Umberto Bossi: ma non aveva detto che non voleva, e l’altro che non poteva, e l’altro ancora che stava male, ed era meglio evitare…?

Semplificazione: Roberto Calderoli: entro i primi 100 giorni, un nomignolo per tutti i ministri, che dei cognomi non se ne può più.

Attuazione Programma: Gianfranco Rotondi: quello della DC per nonsocheccosa. Quello, quello.

Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi: ecco, a prescindere che questo mi sta proprio lì, a prescindere, ma qui c’era la mia Emma. Ricordate?

Pari Opportunità: Mara Carfagna: dovrà chiarire di quali tipi di opportunità si sta parlando.

Affari regionali: Raffaele Fitto: ah.

Politiche giovanili: Giorgia Meloni: oh.

Rapporti con parlamento: Elio Vito: un altro per il quale nutro particolare simpatia.

Innovazione: Renato Brunetta: ma come? Già stanchi di Stanca?

Evoluzioni

urnaSarà che B, e sarà che W, a Matrix. Sarà che Ivan Scalfarotto, e Pietro Ichino. Sarà che Mitia, sarà che Nicole o Beppe. Sarà che gli altri hanno chiesto a Mastella, che ha gentilmente declinato. Sarà che giovedì, passeggiando per Milano, ho visto in una vetrina luccicante Feltri, l’agente Renato Betulla Farina, ed un prete insopportabile come Mario Mauro, che parlavano di maestri e libertà. Maestri. E libertà. Loro. Sarà che De Michelis e Craxi. Sarà che: la Binetti chi? Sarà che, in fondo, ci spero ancora, in modo infantile e disperato, nel non ritorno.
Fattostà che, non so bene come, questa mattina sono partito socialista, e sono tornato democratico.

Confuso e felice

Questa cosa di avvicinarmi alle elezioni in modo inconsapevole mi piace proprio. Non che sia tutta colpa mia, ben inteso. Ma comunque mi piace. I miei amici si incazzano per le promesse impossibili di W? Io non ne so nulla. I blogger impazziscono per le candidature kafkiane? Io cambio sito. Non ho la tv. Dormo pochissimo, e durante il giorno non riesco a leggere i giornali. Non riesco a leggere proprio. Non so niente di niente, e sono felice. Alla fine, sù, basta fare un po’ d’attenzione nell’urna. Simbolo con la badiera italiana, destra. Quell’altro, con il popolo, sinistra. Sai che novità.

L’aborto e il valore del silenzio

01.10.08_emmepubbSe si affronta il discorso dell’aborto cercando, prima, di rispondere alla questione se le due cellule sono vita, e, se non lo sono, quando iniziano ad esserlo, non se ne viene fuori. E’ assolutamente opinabile che un feto sia considerabile vita. Sicuramente più opinabile del fatto che non lo sia.
Come tutti i problemi, forse, bisognerebbe partire da ciò che opinabile non è.
Ovvero il fatto che la donna incinta è vita. Che è la donna incinta a portare in sè, per un periodo piuttosto lungo, il quid, vivo o no. Che sarà lei a farlo dolorosamente uscire, o altrettanto (e forse anche più) dolorosamente, finire. Che è lei che soffre, insomma, come dicono pure Giulia. e un Facci da applauso.
I diritti in gioco sono diversi. I titolari di questi diritti, due, forse.
Una, di sicuro (e non me la si venga a menare con la storiella del diritto a diventare padri: noi non facciamo altro che spruzzare, piacevolmente, un po’ di liquido. Stop.)
Detto ciò, trovo alquanto strane due cose.
Uno: che a farsi crociati di nuove norme rivolte di certo alle donne, e, forse, al quid, siano personaggi che non partoriscono, non abortiscono, e, ad occhio e croce, neppure copulano. Ferrara. Bondi.
La Binetti. W. Ben 16 e relativi accoliti.  Mancanza di interesse ad agire, si direbbe. Insomma: è possibile che una questione che di sicuro ha solo i 9 mesi di vita di una donna, sia portata avanti da soli uomini?
Due: in questo frangente, mi sento straordinariamente vicino a Berlusconi che, magari per ragioni diverse dalle mie, fa the right thing. Tace.

PS: che brava, sul tema, pure Daria.

(foto da Macchianera)

All’Italia

Mentre ci si incazza perchè stiamo cercando di vendere la compagnia di bandiera, stracciata, che fa più scioperi che decolli, che ha 5 volte i dipendenti che servirebbero, che ci, e per "ci" intendo "ci", fa perdere un milione di euro al giorno.
Mentre ci si incazza perchè, oltre a venderla, la vendiamo pure a uno che appena qualche istante fa si è "caricato", come dicono a Ragusa, la donna italiana più bella del pianeta.
Mentre i sommi teorici del libero mercato smettono di colpo di gridare le cose scritte sopra, per vestire i panni dei difensori del nord, cheppoi significa difensori dell’Italia, in cui di libero mercato solo il giornale c’è.
Mentre succede questo, ho ben pensato che, per esprimere il mio sostegno a TPS e a Nicolas, sarebbe stata cosa buona e giusta comperare il primo biglietto Alitalia della mia vita.
Trieste – Roma, 28 gennaio, 81 euro e spicci. Magari ritardo. Magari non parto. Ma, magari, Carla si accorge finalmente di me.

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Le solite fondamenta del Pdl, Pdpdl, Pllldl, o come si chiama

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Rivoltante rivoltiamo (.it)

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La pubblicità l’avranno vista tutti, credo. Sono le cosiddette "primarie del centrodestra". Ovvero: non ti sta bene Prodi? Firma per farlo andare a casa. "Primarie" nel senso di "prima possibile".
I giorni sono il 16, 17 e 18 del corrente mese. Si vota (o si firma) nei gazebi presenti in tutte le città d’italia, ma soprattutto via sms o mms, via mail e, naturalmente, sul sito rivoltiamo.it.
E sembra sia il metodo preferito, questo, visto che tramite il portale hanno già aderito Vittorio Mangano (n. 107.118), Silvio Berlusconi (n. 107.093), Joseph Ratzinger (n. 107.446), Romano Prodi (107.504), Adolf Hitler (n. 107.532) e un tale che si chiama "Parole" di nome e "Complicate" di cognome (n. 107.083).
La cosa mi fa un po’ tristezza. Non il sito, intendo, che è un’importante esperienza democratica. Ma il fatto che abbia firmato anche lui, che ha segnato la mia giovinezza ribelle. Che mi ha insegnato il valore dell’indipendenza anche a costo dell’emarginazione.
Kurt Cobain (n. 106.966), no: questo non me la doveva fare. Vabbè, comunque, nevermind.

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Il partito del dentifricio

dentifricioQuesta cosa del partito delle libertà è davvero incredibile. A sinistra si sono scornati per oltre una decade su come, dove, chi e quando del partito democratico. E si scornano ancora, ci mancherebbe. Dall’altra parte invece, il capo prende la sua Rolls Royce, passa a prendere una signorina scosciata, va all’ufficio marchi europeo, registra il simbolo, ed è fatta. Finito. Come andare al supermercato a comperare un dentifricio. O a prenotare un tavolo in una pizzeria in una serata infrasettimanale nemmeno troppo affollata.
Tutti se la prendono con MVB. Ma povera, cosa centra lei? Vorrei vedere, io, chi rifiuterebbe in regalo il 25% dell’elettorato italiano.Chi? Bisogna prendersela con la nostra democrazia, altrocchè. Che permette ad uno di fare, disfare, ed ora anche prenotare partiti, come si fa con il pane al mercato. E ci scommetto: quel pane piacerà pure. Dio se piacerà.