Complicati maestri

Ieri notte ho assistito a Daniela Santanché che discuteva con una vecchia politica di sinistra riguardo alla legge 40 e ai diritti delle persone sterili. Io solitamente sono democratico e ascolto con curiosità le opinioni di chi la pensa in modo diverso da me.

Credo sinceramente che appena tutto questo finirà, queste persone non la possano passare liscia.

La prima cosa da fare sarà interrogarsi su come si sia arrivati a mettere i nostri diritti in mano a dei semianalfabeti. Poi bisognerà stilare delle liste di proscrizione: oneste e accurate. Infine sarà essenziale emettere sanzioni dure. Esemplari.

Questo tipo di persone, noi, non la possono passare liscia.

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It’s all so quit

Questa notte non sono riuscito a dormire per colpa del pensiero che il mio Paese si fa usare come una bambola di plastica da uno schifoso islamofascista che arriva qui e viene a dire che dovremmo convertirci all’Islam. Tra parate di ministri, carabinieri, preti, 200 ragazze in tailleur adoranti e cene da 800 persone. Premessa: non mi interessa che dietro a tutto ciò ci siano gli affari. Della figura da pagliacci fatta dall’Italia se ne sono lamentati quelli del governo (appena dopo averla organizzata) e l’udc. Gli altri niente. Sto iniziando a pensare che l’assenza totale del principale partito d’opposizione negli ultimi anni sia così assurda da nascondere qualcosa. Un piano B, un asso nella manica. Un golpe, una rivoluzione, un’altra gladio. Un colpo di scena finale clamoroso, che ci ripaghi della sottorappresentazione e della frustrazione degli ultimi anni. Bersani che si trasforma in un enorme drago sputafuoco e uccide i cattivi non vale.

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Se desta

Mettiamo un autunno, il prossimo, di campagna elettorale. Violenta, personale, cieca da una parte. Immaginiamo, per un attimo, il loro popolo. Abituato ad essere ingozzato di paura come delle oche. Mettiamo che ad un certo punto dall’orizzonte piatto di nebbia verso cui hanno sempre guardato si scorga una luce nuova. Una luce che suggerisce un dubbio, che diventa piano piano domanda e poi interesse. Mettiamo che dall’altra parte si voli alto, si faccia poesia. Si lasci perdere il correre in tondo per andare ad urlare che il mondo, in fondo, è un posto tanto bello. Che basta incontrare, allargare le braccia. Che il bello non si rifiuta per distrazione: si accoglie, si assapora. Mettiamo che la nostra gente sia ancora capace di meravigliare.

Immaginate le loro facce, verso la mezzanotte delle schede, che diventano sempre più tese, paralizzate della stessa paura con cui hanno infranto sogni e negato felicità. Immaginate le loro sicurezze di marmo, sgretolarsi davanti alla consapevolezza del dover rispondere degli scorsi 15 anni davanti alla storia e ai loro nipoti. Mettiamo un colpo d’ala inaspettato, istintivo. Un gol al 93′ in fuorigioco in una finale di Champions, dopo aver subito per tutta la partita. Mettiamo che alla fine ci si prenda per mano commossi, con le lacrime agli occhi dal cambiamento. E che poi si costruisca assieme una profezia, un Paese di liberi. Detto ciò: il nobel per la pace a Fini, no?

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Dicevi?

Quella strana sensazione, quando ti svegli al mattino e leggi i giornali. Quella per cui ti dici “vabbé, ma allora anche loro non sono messi poi tanto bene”. Che poi vai a lavoro e pensi “ma va’ che questa è la volta buona che va tutto in mona e possiamo riniziare daccapo”. Anche considerando che Lui mica c’è abituato alle grane interne, ti dici, va’ che se le stanno ammollando di santa ragione. “E poi questa non gliela può perdonare”, affermi convinto al telefono, facendo più o meno finta di sapere cosa succederà dopo. Il dopo che diventa una bandiera stracciata. Diventa speranza che, per una questione di probabilità, in 15 anni uno con un po’ di dignità doveva pur arrivare. La notizia di oggi è: pur.

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Ultima spiaggia

andiamooltre

Ci sono essenzialmente due modi per affrontare la situazione politica italiana. Il primo è lamentarsene, cercando di convivere con il senso di schifo immondo che ti suscitano i discorsi nazisti delle vecchiette alla fermata del bus, la tivvù, i giornali, il tempo metereologico e Paolo Del Debbio. Il secondo è non fare tardi ‘sta sera  e venire domattina alle 10.30 al Circolo Arci Bellezza di Milano. Non ho ben presente, ma potrebbe succedere qualcosa di bello, di nuovo, con persone mai viste prima in ambienti così, diciamo. E’ più o meno questione di vita o morte e alla peggio ci sarà comunque un rinfresco.

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Loro, invece

In questo video di puro delirio fantapolitico un Luigi De Magistris in pigiama, non azzeccando nemmeno un congiuntivo, predica il rischio di uno stato autoritario, del ritorno della P2, di Gelli, di Mussolini e del pensiero unico che annichilirà tutte le libertà.                  Poi accusa la destra di praticare il culto della personalità del leader.

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Fini si rivolta, quindi è

Da un po’ di tempo, alle cene, va un sacco parlare di Fini. I miei commensali credono che il vino era meglio nel ristorante a fianco e che Fini sia un gran paraculo. Dice le cose che dice perché vuole prendere le distanze da B, perché mira in alto, perché vuole occupare quello spazio politico lasciato vuoto dalla scomparsa (o dall’assenza) di una destra liberale (e, quindi, laica). Io credo che il vino non sia poi così male e che Fini stia dicendo da un po’ di tempo cose talmente normali da risultare coraggiose, suicide.
Iniziamo con quello che disse, a Trieste, il giorno dell’allargamento dell’UE nel 2004. Dire di fronte a uno stuolo di tuoi elettori i cui parenti sono stati infoibati dagli sloveni che bisogna andare avanti, che l’Europa va e ci porta da un’altra parte, è una cosa normale e bellissima. La questione è che è l’opposto di quello che fonda il bacino elettorale di due terzi della destra triestina.
Continuiamo, poi, con il viaggio in Israele, con il fascismo-male -assoluto. E’ una cosa normale e piuttosto condivisa. Peccato che gli elettori di aenne abbiano un busto del duce accanto ad ogni frullatore in cucina, e gli eletti portino croci celtiche al collo.
E la difesa del parlamento, contro la deriva uomofortista rappresentata da B (B essendo l’unico motivo grazie a cui la destra vince da 15 anni in Italia).
E il voto agli immigrati. E la fecondazione assistita. E la solidarietà umana e politica sul caso Eluana. E la laicità dello stato.
Qualche giorno fa, davanti a dei petali di viola glassati di una pasticceria di via Victo Hugo, un amico mi ha detto che non è disposto a perdonare. Che se uno è stato fascista, comunista, piduista, per lui è politicamente morto.
Io adoro i petali di viola glassati e credo che la coerenza non sia un valore, che cambiare idea è un diritto di libertà.
Io credo che se Fini mira in alto, vuole sostituire B, occupare o creare uno spazio politico nuovo e liberale per davvero, be’: si lasci indietro chi ha dietro ora e poi faccia pure, sono d’accordo, lo voto. Ditelo pure alla Serracchiani.

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Mi ricordo che lo si escludeva

Strepitosa intervista di Violante al Corriere che spiega come e perchè di B., l’attuale dirigenza della sinistra, non ha mai capito nulla.

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Che cosa ti senti dentro, quando neanche Moretton ti vuole più

Sono molto preoccupato. Oggi ho aperto la cassetta delle lettere e, all’interno, c’era una busta anonima. Dentro la busta, una ciocca di baffi e un dizionario. Il tutto accompagnato da un biglietto ciclostilato: “A me non mi piaci“. Ho capito subito.
Gianfranco Moretton è una vecchia conoscenza dei lettori di PC.
E’ un signore sulla sessantina, con due baffi, una spilla sulla giacca e qualche difficoltà di relazione con la lingua italiana. Oltre a ciò, è anche capogruppo del Partito Democratico nel consiglio regionale del Friluli Venezia Giulia.
Qualche tempo fa Moretton, da buon cattolico, aveva espresso il suo pensiero cattolico sulla vicenda di Eluana in una nota su Facebook non esattamente perfetta dal punto di vista formale (la nota è anche sul suo blog). Essendo amico-in-facebook anche mio, la nota mi era stata notificata. Al di là delle considerazioni di merito, il titolare qui si era speso per una correzione grammaticale puntuale – e fedele al Moretton-pensiero – della nota stessa. L’intento dichiarato era quello, nobilissimo, di accrescere la capacità rappresentativa del capogruppo del partito democratico della mia Regione.
Poi è successo questo. Prima Moretton ha fatto correggere la nota da qualcuno che, comunque, non l’ha resa come l’avevo resa io. Poi mi ha cancellato dagli amici di Facebook. Ora: io avevo deciso di non parlarne. Ma la minaccia del dizionario di oggi non può essere accolta dal silenzio perchè io, come Camus, credo nella rivolta. E credo anche che quello che manca realmente alla sinistra, in Italia, non è la capacità di governare, l’omogeneità o le idee. E’ l’ironia.

PS: Si potrebbe pensare che il fatto che Moretton abbia lasciato la nota sgrammaticata pubblica sul suo blog, immediatamente prima di quella corretta, sia una dimenticanza del suo tecnico informatico. Io, che gli voglio bene, lo prendo come un “grazie”.

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Perchè alle europee bisogna scrivere in grande, a centro scheda, “John Stuart Mill”

Francesco Rutelli ha depositato una serie di emendamenti che dovrebbero rappresentare una “terza via” sul nodo dell’idratazione e nutrizione artificiale. Tra chi la ritiene obbligatoria e basta, e chi chiede possano essere rifiutate solo in modo esplicito, l’ex della Margherita affida la soluzione del problema al confronto tra medico curante e fiduciario. Anche se, si legge nel suo emendamento, “alimentazione e idratazione sono forme di sostegno vitale e sono fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono quindi essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento”.

Corriere.it

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Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo

scelte-fine-vita-grande

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Anarchia non vuol dire cene

Che bello, il nuovo libro di Sofri, quello anziano. Che bello parlarne a cena.
– Si chiama “La notte che Pinelli”, l’ho letto in circa un giorno.–
– E di chi è?–
– Sofri, nel senso di Adriano.–
– Ma quello non è in prigione?–
– E allora? Anche Beccaria…–
– Beccaria non era un terrorista.–
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci.
– Guarda, nemmeno Sofri lo era. Anzi, credo che sia uno dei pochi ad essersi impegnato, negli anni e in quelle condizioni, a fare quello che avrebbe dovuto fare lo Stato, se ne avessimo mai avuto uno – far superare a chi ha senso del presente il dramma più catastrofico di quegli anni: il suo schema.–
– Resta un terrorista che ha ucciso un poliziotto, forse anche di più.–
– Lui non ha ucciso nessuno, scriveva solo cose terribili, come quasi tutti, e lo dice anche. E’ proprio questa la questione: chi si immaginerebbe mai, adesso, di essere accusato di essere il mandante di un omicidio perché scrive un pezzo di giornale? Nel libro la differenza non (o non solo) di tempo, ma di tempi, emerge in modo gentile, viene raccontata come la storia di un nonno davanti al fuoco, d’inverno. –
– Cosa c’è da spiegare? Hanno ammazzato delle persone perché un tipo di è suicidato.–
Uno, due, tre, quattro, cinq…
– Guarda, non è andata così: Pinelli non si è suicidato, e questo è sicuro. E Sofri non ha ucciso nessuno, e anche questo è sicuro. Ma non è questo il punto: un’analisi oggettiva di quella vicenda serve, come serve qualsiasi ricerca della verità, proprio perché tu non ricada nello stesso gioco, nelle stesse parole, che erano vuote allora, figurati oggi…–
– Puoi dire quello che vuoi: lui è in prigione perché è un terrorista, e l’anarchico, se si è ammazzato, avrà pur avuto qualcosa da nascondere.–
Uno, due, tr..
– Borghese.–

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Una nave scuola, diciamo

Il fatto che, come ricorda Suttora,  Mercedes Bresso, Eugenia Roccella, Giorgio Stracquadanio, Marcello Pera , Elio Vito, Gaetano Quagliariello, Roberto Giachetti, Stefano Rodotà, Alfonso Pecoraro Scanio, Gianni Vattimo, Barbara Alberti, Fernanda Pivano, Luca Boneschi, Giorgio Albertazzi, Salvatore Samperi, Tinto Brass, Riccardo Chiaberge, Michele Ainis, Angelo Panebianco, Massimo Teodori, Piero Ignazi, Eugenio Scalfari, Lino Jannuzzi, Paolo Liguori, Bruno Luverà, Marco Taradash, Daniele Bellasio, Christian Rocca (da cui spunto il post), Laura Cesaretti, Vittorio Pezzuto, Stefano Andreani, Roberto Iezzi, Carlo Romeo, Mauro Mazza, Michele Plastino, Gianni Cerqueti, Giancarlo Dotto, Fabio Caressa, Paola Rivetta e Iuri Maria Prado siano tutti, ma tutti tutti, ex radicali, può voler dire tre cose:

a) che Pannella non sbaglia un colpo;
b) che Pannella ha sbagliato qualcosa;
c) che l’Italia, una volta, era un Paese migliore.

Oppure tutte e tre.

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Perchè è democratico ed occidentale che lo stupratore ragazzino stia ai domiciliari

Avessi soldi ti porterei ogni giorno al mare. Avessi tempo prenderei carta e penna e scriverei una bella lettera, una lettera semplice, senza pretese. La scriverei all’On. Maroni e a W, la scriverei a Rossella, a Feltri, a tutti i telegiornali delle 5 reti private e a Studio Aperto, a Beppe Grillo, a Travaglio, alle casalinghe e ai giornalisti, ad Alfano e ai suoi ispettori. La scriverei anche alla ragazza stuprata l’ultimo dell’anno a Roma e a Franca Rame, ma con un altro tono.
Scriverei che mi dispiace per quello che è successo quella sera, che provo una profonda vergogna di genere per qualsiasi crimine perpetrato ai danni di soggetti deboli da soggetti forti (ovvero: maschi), in modo particolare se il crimine ha a che vedere con quella sfera profonda e personale che è il sesso, sia esso uno stupro o un pestaggio ai giardini, perché sei uomo e porti il mascara.
Scriverei anche, però, che il ragazzino stupratore ai domiciliari è un simbolo dell’occidente, più, molto più dei crocefissi. Perché molto più dei crocefissi è peculiare dell’occidente il fatto che in galera ci si vada solo se a stabilirlo sono delle regole precise. I domiciliari del ragazzino stupratore sono un simbolo dell’occidente  perché è solo in occidente che si è sviluppato un ceto di giuristi indipendenti dal ceto politico e religioso – influenzati, magari, o influenzabili da politici e religioni, ma indipendente, che non è poco –, messo lì a garantire le libertà individuali a prescindere dai governi e dai salmi, dagli editti e dalle prediche.
E’ grazie a questo che in Italia, fino a che non c’è una sentenza definitiva, non si deve finire in galera: è questa la regola. Poi, sono previste delle eccezioni: se un giudice crede che un innocente-fino-a-sentenza-definitiva sia pericoloso, possa inquinare le prove, possa scappare ad Hammamet, allora lo stesso giudice, secondo le stesse eccezioni date da regole, ti sbatte comunque dentro. Tra queste tre eccezioni non c’è il furor di popolo e qualcuno si è dimenticato di menzionare i tiggì. Mi sembra giusto. Firmato.

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Moretton ha tanti problemi con i soggetti quanti ne ho io con il mio sabato sera

cosa_ho_fattoGianfranco Moretton ha 57 anni e da sedici è nel Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia. Con la DC prima, poi con il Centro Popolare Riformatore, poi Margherita e infine con il PD, di cui è capogruppo in Consiglio Regionale. Gianfranco Moretton ha preso, alle ultime elezioni regionali, 7034 voti.

Gianfranco Moretton è, come tutti i personaggi più strani (Isaiah Berlin, F.D. Rooswelt e W), mio-amico-su-facebook. Moretton ha un blog di cui non ho mai letto una riga in vita mia.

Su facebook, tra gli aggiornamenti, oggi mi spunta: “Gianfranco Moretton wrote a new note.” La nota, che c’è identica sul blog, è: aperte virgolette, Il valore della vita, punto esclamativo, chiuse virgolette, che è già un buon inizio.

La copiaincollo, ché non trovo il permalink:

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Così, in generale

Viene da pensare che in un paese come l´Italia non ci sia un minimo di civiltà. Perché non lasciare attuare le sentenze passate in giudicato è preoccupante per la nazione, è un fatto che ci riguarda tutti e chiamarsi fuori da situazioni del genere è pericoloso

Andrebbe bene per un bel po’ di questioni, ma nel caso di specie è stato detto a Che Tempo che Fa ieri, da Beppino Englaro. Uno la cui unghia del piede vale la dignità di due o tre dei nostri parlamenti (non parlamentari: parlamenti).

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Se il buongiorno

La scorsa notte ho dormito da un amico che ha una radiosveglia fine anni novanta, di quelle grigioverdi con il suono gracchiante e fastidioso, sintonizzata su Radioradicale.
Ieri sera abbiamo avuto una cena ed un postcena piuttosto impegnativo.
Il risultato è che questa mattina la radiosveglia ha iniziato a gracchiare, noi non ci siamo svegliati, e dalle 7.30 alle 10.00 passate mi sono beccato, svegliandomi e riaddormentandomi almeno una decina di volte:
- Stampa e Regime,
- Il notiziario del mattino,
- la replica di Stampa e Regime,
tutti di e con Massimo Bordin.
Oggi a Trieste fa vento, ed io mi sento bene.

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Il galeone della Playmobil non è un giocattolo: è una nemesi

A costo di sembrare new age.

Fin da bambino mi è stata insegnata una regola aurea, sempre valida e sempre vera: chi la fa, l’aspetti. Nota bene, però, funziona solo con le cose terribili: se combini qualcosa a qualcuno, è matematico che ti ritorna indietro come un boomerang. Succedeva quando facevo i dispetti all’asilo e poi la mamma, prontamente avvertita dalla maestra Romilda, non mi comprava il galeone Playmobil per natale. Ma succede anche oggi, nelle più svariate situazioni.

Prendiamo Antonio di Pietro, ad esempio. Una vita passata a fare da megafono ai deliri di onnipotenza di Grillo, ad invocare un sistema della giustizia fondato sulla presunzione di colpevolezza, a pretendere intercettazioni su tutti, e sempre. Ed ora: tac. Suo figlio. Intercettato, presunto colpevole, sbeffeggiato, sbattuto sui giornali con il suo faccione da bambino a cui facevo i dispetti all’asilo.

E’ la regola del contrappasso, che non la fa passare liscia a nessuno. Prima del dispettaccio a Prodi, il Friuli Venezia Giulia era la terra dell’innovazione socialmente compatibile, destinata ad essere il centro della più importante regione transnazionale d’Europa. Adesso, diventeremo tutti bravissimi a giocare a dama.

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La reazione del terzo

La democrazia è potere al popolo.Nel senso di “maggioranza del popolo”. Quindi, andando grossolanamente al punto, democrazia è potere alla maggioranza, della maggioranza.
Democrazia è che se su tre, due la pensano allo stesso modo, il terzo si adegua. Magari si rattrista, organizza sit in, scrive articoli di protesta, ma si adegua.
La maturità di una democrazia sta proprio nella qualità della reazione del terzo. Che, in Italia, è Antonio di Pietro.

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Le cose importanti

Al bar, mentre mangio il mio pasticcino alle mandorle e alla ciliegia scaccia pensieri, una ragazza con dei pantaloni un po’ larghi, circa la mia età, mi chiede il Corriere. Che non stavo leggendo, tralaltro.
"Ah bene, il lodo Alfano è legge", dice sarcastica. Mi guarda. Io la guardo con un sorriso a dire "signorina, anch’io sono contento che oggi ci sia una bella arietta". Poi si mette a leggere. Ad un quarto di articolo, prima sbuffata. A metà, la seconda. Prima di concludere sibila un "incredibile", e lancia il giornale sul tavolo.
Per dire: non è che ho smesso di scandalizzarmi per le questioni politiche di questo Paese.
E’ che, oggi, avevo proprio una cravatta bellissima.

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