Ti ricordi, quella strada

Io odio l’Italia. La odio innanzitutto per la sua incapacità di portare rancore, che alcuni si ostinano a chiamare “memoria”. L’Italia porta rancore in modo deviato, a comando. Come tutto il resto.

Si è portato rancore per mesi nei confronti di Marrazzo, che non aveva fatto proprio nulla di rilevante né di contrario al bene comune. Anzi: un uomo che scopa e si diverte la sera durante il giorno lavora meglio, si sa. Per anni il nemico pubblico numero uno è stata Vanna Marchi, una cicciona emiliana che vendeva delle cose che non esistono. E noi, l’Italia, invece di deridere gli acquirenti, ce la siamo presa con lei. Pazzesco. Non parliamo poi di Fini, cui la gente si ostina a non credere solo perché è stato fascista, nonostante stia continuando a salvare la democrazia ogni giorno da due anni, ormai. Lui semina libertà e raccoglie rancore. Incredibile.

L’unico nei confronti del quale non viene portato rancore è Marcello Maleassoluto Lippi. Il viareggino volante, il finto quarantenne in tuta rossa che ha sacrificato la dignità nazionale sull’altare degli interessi particolari suoi, di quel mona del figlio e di Moggi. Lo psicocattofascista e monarchico protetto dalle peggiori mafie del Paese, che ha vinto il mondiale per un rigore e ciulato in modo fraudolento il posto a Roberto Donadoni (più giovane, bravo, intelligente ed umile di lui) che ha a sua volta perso gli europei per un rigore contro la squadra campione d’Europa e del Mondo. Altrocché Marrazzo, la Marchi o Fini. Al triplice fischio di Italia-Polacchia bisognava costituire una fondazione avente come scopo “l’arrecare turbative, molestie e, più in generale, rancore” a Miscitellippi per i prossimi vent’anni. Tipo aspettarlo fuori casa, la mattina, vestiti da Balotelli, e lanciargli addosso delle monetine. Tipo incatenarsi alla sua automobile urlando “convoca Cassano, che sennò sta volta non ti lasciamo partire!”.

Invece niente. Il regime mediatico e calcistico, in combutta con tutti i calabresi e i preti d’Italia, hanno deciso che andava bene così. Che in fondo uno che è amico di Pupo e di Emanuale Atestaingiù Filiberto è un buon padre di famiglia. Che uno che va a messa la domenica di peccati ne può anche fare. Che a uno così non si può non perdonare, nonostante tutto.

Io sono di un’altra scuola. Io odio il perdono. Io odio ogni giorno di più Miscitellippi. Odio anche suo figlio e i suoi amici. Odio la sua tuta rossa. Dannato il popolo che non ha bisogno di capri.

Share

Serbi Iddio l’Austriaco Remo

Pupo, stupito dall’eliminazione, sibila sospettoso che già prima dell’esibizione del trio composto, a detta di Aaron Goldwin, da

un nano pervertito con la mania del poker, un principe ballerino riscopertosi irrendentista, insieme ad un tenore da sotto la doccia del campeggio libero di Patrasso

si celava uno “strano livore”. Vorrei rassicurare Pupo. Non c’è nulla di celato, e il livore non è affatto strano. E’ che, caro Pupo, al di là delle questioni artistiche,non vedo come non si possa sentire nei confronti di quell’orrendo mantra clerico-fascista (e, di conseguenza) tuoi e del tenore una forte sensazione di livore. Mi sembra il minimo. Per quanto attiene all’invasore sabaudo, il sésupposto regnante che fa la vittima di un mondo ingiusto, la posizione di questa redazione può essere riassunta in tre parole. “A”. “Testa”. “Ingiù”. (forse sono 4)

Share