Di democrazia e isolamento

Le elezioni sono l’apoteosi dei miei problemi con il senso di appartenenza.

Quando ci sono le elezioni non sono innervosito dai vincitori, chiunque essi siano, né straziato dai perdenti. Non sono nauseato dal linguaggio, amo quasi quella retorica scontata da serie tv sudamericana. Tutto questo va bene. Il problema sono io. Io non condivido nulla con la mia gente, non riesco a coinvolgermi. Io non capisco la campagna elettorale, l’entusiasmo, i programmi. Non ho esperienza dei problemi veri, nonostante ne sia pieno. Non mi emoziono allo stesso modo delle persone che mi stanno attorno, e dio sa quanto ci provo. C’è un mondo straordinario lì fuori e io lo ignoro. Non è deprecabile il mio popolo, lo sono io in quanto altro da lui. La maggioranza è una benedizione e io ho sempre voluto farne parte.

A differenza di quanto scrivono gli stranieri e gli italiani all’estero, gli italiani in Italia sono un grande popolo. La brutta giornata di oggi non è imputabile a loro. E’ tutta colpa mia. Tutte le elezioni sono terribili, da sempre. La profonda tristezza che provo è solo una conseguenza logica dell’isolamento. La politica è la continuazione della mia solitudine con altri mezzi.

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